Le chiese cristiane e la salvaguardia del creato: La chiesa luterana

 

 

 

 

 

Abbazia di Maguzzano 20.10.2015

Pastore Urs Michalke, Comunità evangelica luterana di Verona-Gardone

Care sorelle e cari fratelli,

sono lieto che questa sera io posso condividere con voi alcune considerazione su come noi cristiani possiamo salvaguardare il creato.

Ringrazio Laura Gloyer, del Gruppo SAE e, naturalmente, l'Abbazia di Maguzzano, per aver organizzato questa serata.

Mi è stato chiesto di parlare della salvaguardia del creato dal punto di vista delle Chiese protestante…

Le nostre Chiese hanno cominciato tardi a far propria la protezione del creato.

Fino agli anni 70 del XX secolo abbiamo considerato poco questo tema e i pochi ambientalisti all'interno delle Chiese venivano ridicolizzati o compatiti.

Si è giunti ad un cambio di rotta quando si è formata una nuova consapevolezza a livello globale e quando si è riconosciuto che le risorse della terra sono esauribili e che il nostro comportamento odierno nei confronti della creazione è decisivo per le posssibilità di vita delle future generazioni.

Dopo, abbiamo cominciato a leggere i testi biblici con occhi diversi.

La teologia protestante cerca sempre di orientare la fede personale, il pensiero e l'azione di ciascuno in primo luogo in base al messaggio della Bibbia.

Ogni cristiano credente è personalmente responsabile della sua vita e delle proprie azioni di fronte al Dio della Bibbia, che si è rivelato in Gesù Cristo.

E' uno dei concetti più importanti della Riforma…

L'approccio biblico alla creazione è segnato da antiche concezioni che non sono più le nostre.

Alla loro base si trova una visione del mondo geocentrica, nel cui cuore si trova il pianeta Terra e attorno al quale si raggruppano tutte le altre stelle. Il racconto biblico della creazione (Gen 1,1-2,4a) è stato interpretato dalla teologia occidentale in modo da intendere l'essere umano come il „coronamento della creazione“, come se il mondo fosse stato creato per l'uomo.

In realtà, tuttavia, secondo il racconto biblico, la creazione dell’uomo non è separata dal resto della creazione.

Il mondo non è fatto a causa dell’uomo, ma è l’uomo che è creato per il mondo. Deve crescere e moltiplicarsi e dominare il mondo e le sue creature.

All’uomo viene assegnata una funzione di ordinatore, ma il compito di reggere le altre creature non significa poterle sfruttare.

Il vero significato è che Dio responsabilizza l’uomo, affidandogli il futuro della creazione.

Ma il terreno, i suoi frutti e tutte le creature rimangono proprietà del loro creatore, e di essi, noi esseri umani siamo responsabili. Dio ha riposto il presente ed il futuro di acqua, terra, aria e piante, animali e uomini nelle nostre mani.

Tutto è collegato e deve trovarsi in un sano equilibrio. Quando un elemento o una specie vengono danneggiati, gli effetti negativi si ripercuotono anche sugli altri elementi.

Questa saggezza, coltivata nelle religioni della natura, è stata, purtroppo dimenticata a lungo nel cristianesimo.

L'umanità sta pagando un caro prezzo per aver inquinato e sprecato l'acqua, avvelenato il terreno, resa irrespirabile l'aria: il cambiamento del clima è responsabile delle catastrofi ambientali, delle guerre e degli spostamenti dei profughi.

Le Chiese protestanti si sono confrontate con questi contesti, dialogando anche con altre Chiese.

Nella loro attuale azione di difesa del creato, esse partecipano al „processo conciliare“ che il Consiglio mondiale delle Chiese (CEC /CMC) ha avviato nel 1983.

Non so se avete mai sentito parlare del Consiglio mondiale delle Chiese, organo centrale del movimento ecumenico, costituito da 345 Chiese in più di 120 Paesi di tutti i continenti.

Fanno parte del Consiglio mondiale delle Chiese la maggior parte delle Chiese ortodosse – anche la Chiesa romena – e la maggior parte delle grandi Chiese di tradizione protestante (Luterani, Riformati, Valdesi ecc.), le Chiese anglicane e anche le Chiese vetero-cattoliche. Non vedo l'ora che venga il giorno in cui anche la Chiesa cattolica romana entrerà a far parte del Consiglio mondiale delle Chiese!

Nel 1983, all'assemblea generale di Vancouver, i membri del Consiglio hanno avviato il cosiddetto „processo conciliare“ come percorso di formazione comune verso giustizia, pace e salvaguardia del creato. In questo processo le Chiese dell'ecumene sono giunte ad alcune convinzioni base, dalle quali vorrei trarre solo alcune brevi citazioni:

Noi affermiamo che Dio ama la creazione. Dio, il creatore, è l'origine di tutto il Cosmo, ed è colui che lo mantiene in essere.

Poiché la creazione è di Dio e la sua bontà attraversa tutta la creazione, dobbiamo ritenere sacra ogni vita.

Noi affermiamo che il mondo, come opera di Dio, è da intendersi nella sua totalità, e che terra, acqua, aria, boschi, montagne e tutte le creature, compreso l'uomo, sono 'buoni' agli occhi di Dio…

Noi affermiamo che la terra appartiene a Dio.

L'uomo deve utilizzare terra e acqua in modo tale che la terra possa ripristinare la sua forza vitale, che la sua integrità possa essere difesa e che animali ed esseri viventi possano avere lo spazio vitale di cui hanno bisogno“ (Fine della citazione).

Ma come possiamo riuscire a far sì che il nostro stile di vita e i nostri interventi sulla natura non danneggino oltre misura la capacità di rigenerazione del pianeta?

Ieri ho letto che noi, cittadini italiani (ciascuno di noi), in media produciamo una quantità di CO2 – biossido di carbonio - tre volte maggiore di quanto il pianeta Terra possa reggere. Io stesso, in base alle mie esigenze di vita e alle necessità di spostamenti professionali o privati, vado oltre questi limiti...

Mi sono fatto fare il calcolo via Internet.

Così ciascuno di noi contribuisce, anche senza volerlo, a far sì che l'atmosfera terrestre si riscaldi ulteriormente, che i ghiacciai si sciolgano, che la superficie dei mari si innalzi e che i deserti si estendano sempre più.

Aumentano le catastrofi naturali e molti esseri umani, animali e piante perdono l'habitat naturale che consente loro di vivere. Tutto questo ha a che fare con il nostro modo di vita personale.

Solo quando cominceremo a mettere in sintonia il nostro comportamento di utilizzatori di risorse con la natura potremo arrestare la distruzione dell'ambiente e della natura stessa...

In Germania le Chiese e le comunità hanno dato alcuni buoni esempi:

- hanno cominciato a bonificare i propri edifici, rendendoli più efficienti dal punto di vista energetico, riducendo così la quantità di energia necessaria;

- puntano su energie rinnovabili, come vento, sole e acqua;

- hanno definitivamente eliminato l'uso di posate usa e getta in materiali artificiali, le bottiglie e i sacchetti di plastica;

- negli acquisti prendono in cosiderazione la loro sostenibilità ecologica, facendo attenzione anche agli imballaggi da smaltire;

- negli eventi organizzati dalle Chiese si distribuiscono sempre più cibi vegetariani, i cui ingredienti provengono da coltivazioni biologiche;

- organizzano enormi manifestazioni come la Giornata della Chiesa, con oltre 100.000 partecipanti, in modo ecologico.

Tutte queste misure, è chiaro, sono solo gocce nel mare, tuttavia raggiungono milioni di persone, poiché hanno effetto sui numerosi asili, ospedali, istituzioni sociali delle Chiese. In Germania la Chiesa è il secondo datore di lavoro dopo lo Stato.

Ma ancora più importante del comportamento delle istituzioni ecclesiastiche è il nostro personale modo di interagire con la natura, e con le altre creature, nella vita di tutti i giorni.

In effetti sappiamo bene che, alla fine, si arriva sempre al nostro comportamento di consumatori!

Si tratta di quanta energia fossile consumiamo, quanti rifiuti produciamo, quanta acqua inquiniamo e quanta terra sfruttiamo – non solo qui, da noi, ma anche nei Paesi dai quali vengono i prodotti che consumiamo.

Dobbiamo veramente cambiare il nostro modo di pensare e di agire.

A tal fine è importante capire i contesti globali e capire che consumo e crescita economica non possono durare all'infinito se la vita di piante, esseri umani e animali devono avere un futuro sulla terra, che appartiene a Dio. In questo le Chiese devono rendersi conto della loro funzione ed agire di conseguenza.

Care sorelle, cari fratelli,

Gesù ci ha insegnato che il nostro amore per Dio non può essere disgiunto dall'amore per il nostro prossimo. Se facciamo attenzione a questi aspetti, dobbiamo riconoscere che l'amore per il prossimo si concretizza anche nella conservazione della creazione, poiché gli esseri umani non possono vivere senza una natura intatta.

Questo è un invito a riconsiderare la nostra vita e le nostre azioni, e a procedere sulla strada della giustizia, della pace e della salvaguardia del creato.