Le chiese cristiane e la salvaguardia del creato: La chiesa cattolica

 






Le chiese cristiane e la custodia del creato

Don Claudio Vezzoli

Introduzione

1- Sono un sacerdote impegnato in parrocchia e nella Coldiretti(sono un consigliere non l’ assistente ) che si ispira alla socialità cristiana e desidera il sacerdote come presenza amicale e discreta all’interno della associazione, tenendo in alto l’aspetto etico delle questioni.

Vi è anche un legame affettivo verso l’abbazia di Maguzzano per gli esercizi spirituali che ho fatto.

2- La Coldiretti mi ha permesso di interessarmi di tematiche legate alla ecologia, ambiente ecc. Dal nostro consigliere nazionale ci è stato dato il compito di far entrare nella vita della associazione la giornata “per la custodia del creato”.

3- C’è stato un aumento di presenze dei giovani nella agricoltura investendo risorse e talenti> tanti giovani impegnati nella agricoltura sono anche laureati …)

4- E’ una breve riflessione nella prospettiva della agricoltura

5- Siamo qui perché condividiamo un cammino ed una criticità della nostra società>cioè di aver creato una antropologia senza il riferimento al trascendente.La crisi oggi non è economica ma di valori(vedi l’esempio dell’Europa)

Noi riconosciamo che la persona è posta come amministratore del creato, la sua dignità è importante. Abbiamo un ruolo importante

Coroni l’anno con i tuoi benefici,

al tuo passaggio stilla l’abbondanza (salmo 64(65)

Anche noi con il salmista diamo voce allo stupore per il perdono ricevuto da Dio e della fedeltà di Dio nel creato. Dio è come un agricoltore che coltiva la terra. La creazione è un segno potente ed eloquente dell’amore di Dio e della azione salvatrice di Dio.

La interdipendenza che lega l’uomo alla terra, lo porta a comprendere che tutta la creazione è imparentata con il Creatore e ne porta la sua impronta.

L’uso della parola “creazione” rispetto a “natura” credo sia cosa importante

Gli uomini sono legati a un destino comune, e portano la responsabilità storica di conservare l’ambiente( è l’impegno di tutte le chiese cristiane )

L’uomo e la terra sono chiamati a ritornare in dialogo nel rispetto della universale destinazione dei suoi beni e di un prudente impiego delle risorse naturali. Papa Francesco stimola credenti e non credenti a ricostruire l’armonia lacerata fra l’uomo e l’ambiente naturale. Tutti possono incontrarsi sulle traiettorie della cura per tenere in vita il fragile equilibrio della creazione partendo dalle persone che soffrono fame di dignità e di futuro.

es. la terra ci richiama all’uso del suolo (cementificazione/al territorio da custodire e difendere/alle tradizioni ed ai valori legati al terra e al territorio/

C’è una teologia della creazione che se ascoltata parla del suo Creatore e mette in relazione l’uomo con la casa della vita. La terra ha il respiro della vita e questo respiro sta nella fertilità del suolo: è il punto di partenza per difenderla dal degrado ambientale, dalla tentazione di manipolarla per renderla fruibile anche per le nuove generazioni(cfra il ruolo che hanno le multinazionali che vedono in cibo,l’acqua ecc come merce e non come valori)

C’è un ordine che regola l’universo e che può essere rispettato soltanto all’interno di una visione di custodia anziché di sfruttamento. Anche l’uomo è una creatura inserita in questo ordine, vertice della creazione, creatura fra le creature, legato ad esse da una comune origine in un contesto di reciproca solidarietà.

Da questo legame derivano precise responsabilità.:

1- Non si può sfidare impunemente la natura con scelte irresponsabili. L’unità dell’ecosistema e la biodiversità va salvaguardata e non manomessa. Governi, produttori e consumatori sono chiamati a guidare i cambiamenti, prevenendo i rischi per non subirli irresponsabilmente.

2- Siamo davanti ad una realtà inquietante e pericolosa: è doveroso diffondere la coscienza del rispetto per le risorse del nostro pianeta, riflettere sul rapporto tra umanità e ambiente naturale, tra destinazione universale dei beni, e sperpero delle risorse, tra ricchezza e povertà.

3- Ecco allora la domanda cruciale:salvaguardare o distruggere l’ambiente in cui viviamo? La domanda interpella ciascuno di noi. Sono in atto a livello internazionale precise programmazioni economiche e produttive che separano lo sviluppo dal rispetto di tutti gli esseri viventi. Si sono create alcune paradossali situazioni: si distrugge molto di più di quanto non si rigeneri; è stata sottovalutata per troppo tempo la ricerca di risorse di energie rinnovabili continuando invece ad usare quelle altamente inquinanti( si pensi alle agromafie nel sud che coltivano su terreni radioattivi/inquinati )

Sono questioni delicate, complesse, di rilevanza globale, che ci richiamano al principio originario del coltivare e custodire la terra. All’essere umano è chiesto di stare lontano dall’incuria, dall’avidità, dall’orgoglio, perché la terra non diventi un suolo maledetto. La riflessione non si restringe soltanto alla salvaguardia dell’habitat naturale, ma si allarga alla custodia della vita dell’uomo e di ogni uomo, fonte e punto di riferimento per un’ecologia integrale(vedi “Laudato sì” l’ultima enciclica del papa in tal senso) che conduca la storia umana e sociale nella prospettiva di ritornare al disegno originario del Creatore( come ci impone il libro della genesi> essere degli amministratori saggi)

L’unica terra che abbiamo.

La salute della terra è oggi minacciata da molti processi di degrado, e le ferite inferte compromettono la vivibilità del pianeta. Sotto la spinta espansionistica di attività umane irresponsabili, si sta mettendo a rischio la sopravvivenza di una parte della popolazione umana, rendendo inospitali vaste aree del pianeta. C’è la necessità di una visione realistica dello sviluppo per il futuro e di un impegno che inverta il corso pericoloso che oggi viene perseguito da un’economia del solo profitto che ha intaccato il capitale natura.

Quali sono le alternative? Come garantire una vita degna a tutti i popoli? Come proporre un nuovo rapporto con la terra? Non privilegiando il mercato a danno della natura, perché sviluppo non significhi degrado, riducendo lo sfruttamento delle risorse naturali che compromettono il futuro dell’umanità, potenziando la riforestazione che è l’elemento indispensabile che consente la vita sulla terra, sostenendo la rigenerazione del suolo, spesso contaminato da pesticidi e fertilizzanti. Non va dimenticato infine il debito che i paesi ricchi hanno verso i paesi del Terzo mondo, avendo sfruttato i loro terreni e utilizzato in modo scandaloso le loro materie prime.

Custodire il creato è un obiettivo che si raggiunge anche attraverso processi formativi che rafforzano l’impegno di tutti per creare nuovi stili di vita. L’orientamento ai criteri della sostenibilità a beneficio del risparmio energetico, e della ricerca di forme di energia rinnovabile, permettono comportamenti alternativi alle spinte consumistiche. L’’attuale sistema socioeconomico è uno delle più importanti cause dello squilibrio ecologico e della povertà: una maggioranza del pianeta vive nel benessere e una minoranza vive in condizioni di indigenza.

E’ una ingiustizia che va corretta in modo radicale, per scongiurare l’accumulo e la concentrazione della ricchezza e di potere in mano a pochi con derive che causano esclusione e violenza. Andare contro la dignità della persona umana conduce a diminuire la solidarietà, facendo pagare ai poveri prezzi molto alti, lasciando che miseria e povertà crescano progressivamente e drammaticamente.

La sfida è etica: i valori non vanno solo dichiarati ma anche difesi. La logica di dominio porta a sfruttare la terra, ad usarla e strumentalizzarla, dimenticando il suo processo vitale, spingendosi fino alla manipolazione della vita con gravi squilibri ecologici. La sfida è anche culturale: non solo l’economia, ma anche la società è chiamata a rilanciare la condivisione del “bene terra”, per non continuare a sostenere un modello di sviluppo incentrato sulla crescita dei consumi e sugli sprechi delle risorse.

L’agrosistema dovrebbe essere al tempo stesso produttivo e protettivo nei confronti dell’ambiente. Diversamente, la competizione irresponsabile allontanerà sempre le generazioni future da un’ecologia a servizio dell’uomo. Ambiente, sviluppo e giustizia sociale sono interdipendenti. L’enciclica ha tolto il silenzio sull’illegittimo espansionismo dello sviluppo tecnico industriale. La meccanizzazione dell’agricoltura, la grande produzione e distribuzione non devono costringere le aziende dei piccoli produttori a chiudere perché custodiscono il presente e il futuro delle campagne.

La natura come creazione di Dio è inserita nell’orizzonte della “casa comune”. Non possiamo prescindere dal progetto del Creatore. La natura non è a completa disposizione dell’uomo per essere usata e manipolata come ci ricorda Papa Francesco: “Coltivare e custodire il creato è parte del progetto del Creatore che prevede la responsabilità di ogni uomo per trasformarlo in un luogo abitabile per tutti”.

Il rapporto uomo ambiente in agricoltura si sviluppa attorno alla sostenibilità. Il miglioramento della produzione, il sostegno dei redditi agricoli, la salvaguardia delle risorse naturali, la difesa della biodiversità, la riduzione degli sprechi sono alcuni obiettivi della sostenibilità agricola.

Vivere si è fatto complesso in un mondo globale. Stanno avanzando problemi drammatici che non possono essere ignorati: disuguaglianze, povertà, sottosviluppo, sfruttamento delle risorse non rinnovabili ma anche desertificazione, disboscamento, effetto serra e piogge acide. Questo fascio di problemi non troverà una soluzione se non all’interno di un disegno che valorizzi la terra come una risorsa universale da governare con senso di responsabilità.

L’enciclica “Laudato sì” ci provoca a pensare alle conseguenze dolorose a cui andiamo incontro: non si salverà né la natura perché sottoposta allo sfruttamento delle sue risorse, né l’uomo, perché prevalendo la logica utilitaristica viene ridotto ad essere funzionale al sistema produttivo e consumistico.

Un progresso solo economico con la sola cultura del produrre, vendere, consumare, porta ad una spirale senza fine, non costruisce benessere duraturo né pace, né giustizia, e in questo processo le nazioni più povere diventano sempre più povere. L’economia non può essere finalizzata al solo profitto come fattore determinante, ma al contrario, il suo fine è quello di far progredire il benessere per poi ridistribuirlo a tutti per far crescere condizioni di vita più umane e solidali.

Una visione ecologica che rispetti l’autorevole appello del papa ci riporta a considerare la “Creazione” nella sua integrità. Il dono della vita e le risorse naturali hanno un valore inestimabile, e i valori non vanno solo enunciati ma anche difesi, tradotti in programmi che coinvolgano la politica, l’economia e la società, perché diventino patrimonio di tutti, e perché ognuno ne faccia uso per un vero benessere equilibrato e partecipato.

Papa Francesco propone i criteri per una cittadinanza ambientale universale: quello della precauzione per prevenire i rischi di un uso indiscriminato delle nuove tecniche di produzione, di trasformazione e di distribuzione, quello della sostenibilità per tener conto di chi viene dopo di noi, quello della responsabilità per far fruttificare la terra in modo rispettoso ed equo, e quello della solidarietà perché la terra è di tutti, e i suoi frutti vanno condivisi e usati responsabilmente.

Questi criteri si sono scoloriti nel tempo, ma rimangono sempre validi: per la politica che ha il compito di governare i beni comuni globali; per l’economia perché non cerchi di massimizzare i profitti di una sola parte del pianeta; per le forze sociali, perché collaborino ad un modello di sviluppo dove i valori possono diventare progetti di inclusione e di cura; per la giustizia e le sue istituzioni, per contrastare chi verso la terra ha un atteggiamento predatorio e ne abusa; per l’educazione per promuovere stili di vita che pongano al centro i valori autentici dell’esistenza umana.

Per uno sviluppo fondato sui valori, ci ricorda ancora Papa Francesco, sono necessari due principi guida: la coesione, perché i problemi sono planetari e interdipendenti, e la responsabilità sociale perché la terra non continui ad essere sfregiata, tradita e manomessa. Essendo il fattore umano sempre più importante, i valori sono i punti di riferimento per aprire una originale ed inedita collaborazione con chi promuove un progresso non solo nell’orizzonte produttivo, ma anche sociale.

Sono gli ideali democratici, perché solo in un regime di democrazia si è responsabili; gli ideali della legalità, perché la corruzione genera discriminazione; gli ideali della convivenza civile, perché aprono al bene comune; i valori legati alla cura, perché non disponiamo di risorse illimitate; i valori della prevenzione, per non essere indifferenti all’inquinamento e al consumo irresponsabile

La responsabilità ecologica.

La complessità della vita vegetale ed animale, e la varietà dei suoi organismi viventi è un patrimonio di tutta l’umanità che non va disperso perché ciascuna specie possa svolgere il suo compito nell’ecosistema in cui vive. Se trattata con rispetto la terra tornerà ad essere quella risorsa preziosa a servizio dell’agricoltura e dell’alimentazione, luoghi oggi dove si incrociano le speranze e le domande di futuro delle nuove generazioni e delle agricolture familiari dei Paesi in via di sviluppo.

Se la terra è madre, aiutiamola a sostenere i suoi figli, attuando quell’economia “samaritana” che è l’espressione più alta della premura per una nuova primavera che faccia germogliare virtuosi circuiti sociali ed economici che liberino il bene, gettando ponti nell’orizzonte della fraternità universale, ascoltando le voci dei più deboli per nuovi processi sui sentieri ardui, ma entusiasmanti del bene comune.

Uomo, terra, agricoltura, impresa, possono coniugarsi per rimettere l’umanità davanti alla bellezza dalla vocazione umana che nasce dal Vangelo: la cura del creato, il lavoro come strumento della dignità umana, la sostituzione del potere in servizio, la fiducia come la vetta più alta della speranza.

Siamo chiamati da Papa Francesco a stare dentro la realtà quotidiana anche se viviamo in tempi di grandi incertezze e di cambiamenti vertiginosi. Il mondo è profondamente mutato e non possiamo fermarci a rimpiangere ciò che non c’è più. Non possiamo chiuderci in difesa, ma uscire per cogliere le straordinarie opportunità che la storia ci fa intravvedere.

Mettiamole in rete e facciamo ripartire la vita sociale, e il sogno prezioso che porta dentro di sé, riconoscendo i segni dei tempi con nuovi punti di forza: incontrando le persone sulle loro strade; accorciando le distanze fra economia ed etica; valorizzando le preziose energie dei giovani; sostenendo la presenza della donna che può aiutare la società ad essere una famiglia; per essere imprenditori credibili che si prendono a carico la complessità della vita.

Tutti gli uomini hanno diritto di sedersi alla tavola della vita e di partecipare alle risorse della terra. E’ una questione cruciale, che investe la responsabilità di tutti perché una parte del pianeta non venga discriminata facendo pagare ai poveri il benessere dei ricchi. Il problema della fame è frutto di una cattiva economia che legittima lo spreco di cibo e impedisce che ogni popolo possa avere il proprio sistema alimentare e produttivo.

Anche le imprese agricole possono aiutare l’economia a guarire, perché possono portare uno straordinario contributo all’umanizzazione della società. L’agricoltura a indirizzo sociale, integrata nell’attività agricola, ha numerose storie umane ed aziendali da raccontare, con esperienze concrete di inclusione e di cura nel campo della salute, dell’ambiente, dell’educazione e dell’accoglienza.

Abbiamo il dovere di conoscere ciò che sta avvenendo nel mondo dell’agricoltura perché è stato messo in moto un virtuoso circuito sociale ed economico. Un’agricoltura innovativa e multifunzionale sta mostrando oggi un’enorme vitalità come lo dimostra il crescente interesse dei giovani verso l’attività agricola. Il settore agricolo comprende tutte le sfide principali del nostro tempo: l’emergenza ambientale, idrica, i cambiamenti climatici, l’alimentazione, la salute, e sostiene con coraggio la genuinità originaria del cibo, la distintività dei prodotti, la difesa del reddito, la legalità contro le contraffazioni, la difesa del territorio e del suo paesaggio, il rispetto della terra e della sua fertilità. Lavorare i campi non è soltanto un modo per produrre, l’agricoltore sta conquistando sempre più spazio nel dialogo sociale per la rigenerazione della società perché non sia solo competitiva ma anche solidale.

La tutela del territorio

L’attenzione alla qualità della vita porta a rispettare l’ambiente vitale quotidiano, con particolare riferimento all’urbanizzazione selvaggia, alle zone ad alta densità di popolazione e a quelle fortemente industrializzate. Gli scarichi industriali, i sotto prodotti ingombranti spesso tossici, i rifiuti dannosi gettati in discariche non controllate, l’uso di fertilizzanti sintetici, di pesticidi e di diserbanti capaci di inquinare le falde acquifere, causano degrado geologico ed ecologico con gravi ipoteche per la nostra salute.

Tutti siamo chiamati a porre azioni virtuose per la salvaguardia del paesaggio, per la purezza dell’aria e dell’acqua. Molte risorse non sono rinnovabili, e, perciò non possono essere sottoposte ad uno sfruttamento indiscriminato. L’uomo e la natura vanno inseriti all’interno di una riflessione dell’ecosistema terra per un rapporto responsabile nei confronti dell’ambiente, e di ogni essere vivente.

Esempi di salvaguardia del territorio sono i Consorzi di Bonifica che operano in regime di sussidiarietà, in autogoverno dagli agricoltori che ricadono in un determinato comprensorio che ha come riferimento i bacini idrografici. I Consorzi gestiscono opere pubbliche irrigue, dighe e invasi, e forniscono acqua prevalentemente all’agricoltura ma anche a strutture extra agricole.

Grazie al lavoro di costante manutenzione assicurato dalla presenza degli agricoltori, l’Italia può vantare un paesaggio unico, diversificato e straordinariamente ricamato dalle coltivazioni: dalle risaie della Lombardia, ai vigneti del Piemonte, dai terrazzamenti della Liguria, ai frutteti dell’Emilia, dalle insuperabili colline toscane, agli uliveti della Puglia, dagli agrumeti della Calabria, alle grandi distese di grano della Sicilia. (Dati Coldiretti)

Il territorio italiano ha una straordinaria ricchezza che è stata riconosciuta dall’UNESCO anche in occasione della pratica agricola della coltivazione della vite zibibbo ad alberello, tipica di Pantelleria, patrimonio culturale in materiale dell’umanità. Così pure ha inserito tra i siti da tutelare il paesaggio vitivinicolo del Piemonte: Monferrato, Langhe e Roero.

La tutela del consumo delle risorse idriche è una priorità che gli agricoltori hanno fatto propria, stipulando specifici accordi con le istituzioni del territorio: gestione delle opere di difesa del territorio, decespugliamento e ripristino delle cunette stradali della viabilità, interventi sulle strade interpoderali per garantire il corretto deflusso delle acque meteoriche.

E’ un modello vincente riconosciuto anche dai cittadini per le sinergie in atto, per il rifacimento o allargamento di massicciate, con interventi manutentori ordinari su alvei di canali correnti a fianco alle strade comunali o in centri abitati.

Interventi significativi in occasione di alluvioni, con la ripulitura del territorio o di drenaggio quando è necessario, sono a favore della custodia dell’ambiente che è bene comune, per valorizzare il patrimonio in prospettiva di uno sviluppo a lunga scadenza.

L’Associazione nazionale bonifiche italiane (Anbi) gestisce 181 mila chilometri di canali irrigui che alimentano 3,3 milioni di ettari coltivati, lo scolo delle acque su sette milioni di ettari coltivati, 754 impianti idrovori, opere di laminazione contro le piene, dieci mila chilometri di argini.

Anche lo Stato con i suoi strumenti giuridici tiene in debito conto la tutela del suolo, dell’acqua come beni di tutti. Ecco perché l’agricoltura va coniugata con il territorio e con il paesaggio, per produzioni compatibili nel rispetto del principio della sussidiarietà, e con iniziative socialmente sostenibili come Campagna Amica e Semina sicura.

>In agricoltura,come per esempio nella Coldiretti, sono nate alcune iniziative che mirano non solo a cambiare il volto alla agricoltura, ma anche all’Italia:una agricoltura non solo fonte di reddito ma sociale ed aperta ai bisogni del territorio. Curando le persone e il territorio si ha cura del creato.

Alcuni esempi concreti

1. la presenza di persone disabili nelle imprese agricole

2. le fattorie didattiche. Prendo la definizione dal sito di Coldiretti.

Una FATTORIA DIDATTICA è un’azienda agricola o agrituristica in cui si fanno attività educative “attive”, in particolare per bambini e ragazzi. L'azienda resta una realtà produttiva a tutti gli effetti, la didattica è un'integrazione alle normali attività. Le attività proposte della fattoria sono tenute da personale specializzato.
L’OBIETTIVO DELLA FATTORIA DIDATTICA è diffondere la conoscenza sulle attività svolte in fattoria, coinvolgendo gli ospiti (bambini, ragazzi e anche adulti) nella realizzazione di un "prodotto" tipico o in altre attività agricole, come la raccolta di prodotti ortofrutticoli.

3. gli agriasilo/agrinido

Quando si parla di agricoltura multifunzionale si fa riferimento a tutte quelle realtà che, pur partendo dal settore primario, riescono a fornire ulteriori servizi al consumatore e della collettività, svolgendo attività aggiuntive rispetto alla mera coltivazione di prodotti agricoli. E’ il caso, ad esempio, degli agrinido e degli agriasilo, che prevede l’erogazione di servizi per l’infanzia da parte delle aziende.

La possibilità di offrire questo genere di servizio offre infatti l’opportunità di interagire con le persone del posto, ottenendo maggiore visibilità, con la consapevolezza di svolgere una funzione sociale di alto profilo. D’altro canto per i bambini diviene un’occasione preziosa per iniziare il proprio percorso educativo stando sempre a contatto con la natura. Un’opportunità ricca di benefici se si considera che, come dimostrato da diversi studi certificati, un percorso di questo tipo agirebbe in  maniera benefica sul sistema nervoso aiutandoli a trovare un equilibrio sul benessere psico-fisico.

Più nel dettaglio, con il termine di agrinido si va ad indicare una struttura atta all’accoglienza di piccoli ospiti (fino ai tre anni), realizzata all’interno dell’azienda agricola, predisposta ad esaudire le necessità dei bambini (pranzo, sonno, cambio) garantendo appropriate cure quotidiane. Con il termine di agriasilo, invece, si intende una struttura atta ad ospitare bambini dai tre anni ai sei anni e predisposta ad offrire, oltre che le necessità sopraindicate, anche proposte educative e ricreative, in linea con i requisiti richiesti dallo Stato alle “normali” scuole dell’infanzia.

L’apertura e la gestione degli agri-servizi rivolti all’infanzia, come ogni nuovo tipo di attività, deve naturalmente fare i conti con una normativa ancora a livello embrionale e gestita dalle Regioni. Gli agrisilo e gli agrinido devono infatti rispettare alcuni standard minimi che sono esattamente identici a quelli richiesti per analoghi servizi per l’infanzia collocati in un contesto non rurale.

4. campagna amica a Km zero per superare la logica delle multinazionali, con i prodotti che rispettano la stagionalità, una filiera tutta italiana( dalla coltivazione alla vendita), e con prodotti certificati.

Conclusioni semplici

  1. Ringrazio di questo invito( è il primo …)> credo sia un impegno per diffondere, come chiese cristiane,una educazione al creato e ai valori in cui crediamo

  2. L’impegno a stimolare la società a fare i conti con la antropologia del vangelo(Gesù di Nazareth) come punto di riferimento delle scelte e dei progetti.

  3. La possibilità di pregare insieme. In Mt 18,20 ci ricorda la presenza del Signore e la preghiera ci unisce e ci aiuta a camminare insieme.

  4. L’amore è il vertice della vita cristiana:vuol dire come conseguenza che l’”agape” è il modo per vivere non sono le nostre relazioni ma la custodia del creato

  5. Termine con una frase di uno scrittore francese George Bernanos:”Il cristianesimo non è il miele del mondo, ma il sale della terra, nelle cui ferite brucia”.L’occasione per parlare della custodia del creato diventi impegno per ciascuno di noi di essere sale ed anche luce all’interno non solo delle nostre chiese, ma della società italiana. E siccome Gesù non vuole ammiratori ma discepoli che lavorano per il Regno di Dio noi abbiamo la gioia di testimoniare che il comune impegno per la custodia del creato diventi occasione per tanti affinché solidarietà, sobrietà , lotta allo spreco ecc diventino patrimonio di tutti. Grazie!