Le chiese cristiane e la salvaguardia del creato: Il creato, oggetto di fede, nella chiesa ortodossa

 

 

 

 

 

 P. Traian Valdman – 20.10.2015

IL CREATO, OGGETTO DI FEDE, NELLA CHIESA ORTODOSSA

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,

          Rendiamo grazie al Signore, nostro Dio, perché ci riunisce, cristiani di tradizione occidentale e di tradizione orientale, in questa storica Abbazia di Maguzzano, attestata storicamente alla fine del IX secolo, prima dello scisma del 1054, che ha diviso la Chiesa Una in Occidentale e Orientale. Lo ringraziamo ancora perché ci riunisce attorno al tema della creazione, che interessa Dio, tutti i cristiani e tutti gli uomini.

Di fronte ai gravi problemi ecologici dei nostri giorni che mettono in pericolo tutto il creato e con lui anche l’uomo, noi cristiani tentiamo di portare il nostro contributo in modo coerente con la nostra fede.

          Infatti, quando leggiamo il primo versetto della Bibbia: “In principio Dio Creò il cielo e la terra” (Gen. 1,1), facciamo una confessione di fede, perché si tratta di un testo ispirato, inquanto “tutta la Scrittura è ispirata da Dio” (2 Tim. 3, 16). I Padri partecipanti ai primi concili ecumenici, guidati dallo Spirito Santo (cf. Atti 15, 28), introducono nel Credo la formula “Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra” (Denzinger – Schonmetzer, Echiridion Symbolorum, ed. xxxv, Herder, Barcelona 1973, p. 66-67).

          Inquanto uomini di fede non possiamo rimanere indifferenti quando sappiamo che per creato s'intende non soltanto la natura, ma anche l’umanità. Il teologo romeno Padre Dumitru Staniloae scrive che “La salvezza e la divinizzazione riguardano, senza dubbio, in modo diretto l’umanità, ma non un’umanità separata dalla natura, bensì unita ontologicamente ad essa…” (Teologia Dogmatica Ortodossa, vol. 1, Bucarest 1978, p. 323).

Questo discorso ci rende coscienti che la terra è ambiente di vita e di salvezza per l’uomo. Tra l’uomo e la terra non può essere divisione radicale... Separare l’uomo dalla natura avrebbe conseguenze drammatiche sia per la natura data da Dio in cura all’uomo, sia per il rapporto tra gli uomini perché la natura appartiene a tutti, sia per l’uomo singolo perché egli vive e opera per la sua salvezza nel mondo. Perciò da una parte la salvezza dell’uomo dipende anche dal rispetto della natura e d’altra parte la salvezza della persona umana ha effetti anche sulla natura circostante (Ibidem, p. 324-325). Creato dalla terra, l’uomo è collocato sulla terra, nell’Eden (Gen. 2,8) e sulla terra è chiamato a rispettare i comandamenti divini (Gen. 2,16-17). Il creato è l’ambiente in cui l’uomo è chiamato a dire il suo sì alla chiamata di Dio. E’ l’uomo che dà senso alla natura quando dà nome a quanto è creato prima di lui e per il fatto stesso si stabilisce il dialogo tra Dio e l’uomo, tra l’uomo e le altre creature.

La creazione è dono per il dialogo e per la salvezza. Dio non crea perché ha una necessità interna, ma perché ama, perché è buono, perché vuole fare altri esseri partecipi al suo amore intra trinitario. Crea l’uomo come soggetto e lo mette in comunione con Se stesso. Crea il mondo e lo dona all’uomo affinché lo utilizzi per far crescere questa comunione (TDM, vol. 1, p. 334, 337). Per amore offre all’uomo la terra, assieme alla vegetazione e agli animali: “Riempite la terra e soggiogatela.” (Gen. 1, 28-30). I termini soggiogare e dominare vanno intesi alla luce del testo: “Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse” (Gen. 2, 15) (La Bibbia, Ed. San Paolo, Mi 2009, p. 31).

In più, essendo di origine divina, la terra è rivelatrice di Dio ovvero è l’ambiente in cui Dio rivela il suo mistero all’uomo. Secondo il salmista, “I cieli narrano la gloria di Dio” (Sal. 18, 2). San Paolo spiega anche lui che “le cose invisibili di Dio, cioè la sua potenza e divinità, vengono contemplate e comprese… attraverso le opere da lui compiute” (Rom. 1, 20). Infatti, all’opera della creazione partecipa anche il Logos, per mezzo del quale “Tutto è stato fatto” (Gv 1, 3). Non manca neanche lo Spirito che “aleggiava sopra le acque” (Gen.1, 2).

La terra è luogo di incontro con Dio. “Dio ha creato l’uomo affinché questi abbia la gioia di essere vicino a Dio e abbia la felicità di conoscerlo, di amarlo e di glorificarlo… Egli è corona di tutta la creazione... Il suo compito nel paradiso è di compiere il comandamento di Dio” (Catechismo (lingua romena), Oradea, 1996, p. 63). Infatti, è nell’imporre nomi agli animali creati che l’uomo diventa interlocutore di Dio (cf. Ib., pp. 348-352). Come interlocutore, soltanto l’uomo può diventare testimone della gloria e della bontà di Dio manifestate mediante la natura e soltanto lui può gioire in modo cosciente dell’amore divino.

La terra è chiamata ad esistere nell’eternità, ad entrare nell’escaton, trasfigurata, come “nuova”: “Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più…”. “Dio sarà con gli uomini e asciugherà ogni lacrima…, e non sarà più la morte” (Ap. 21,1-4).

Da queste considerazioni deriva la responsabilità dell’uomo, la quale richiede discernimento e uso eucaristico della terra e di tutto ciò che vi si trova. E’ sulla terra che la libertà dell’uomo incontra la libertà di Dio. Quando compie la volontà di Dio e rispetta la creazione, l’uomo diventa collaboratore di Dio. Quando invece non vive secondo la volontà di Dio e non rispetta la terra, egli rende la natura stessa ambiente pericoloso per la vita in generale e per la sua salvezza in particolare. Il Patriarca Bartolomeo di Costantinopoli denuncia che “l’uomo, con la sua volontà, supera spesso i limiti delle possibilità della natura e la stravolge pur di accumulare potere e ricchezza; altre volte l’uomo viola il comando di Dio dato ai progenitori di lavorare e custodire il creato e non si prende cura di tutelare l’integrità e l’equilibrio della natura… a causa dei suoi tentativi avidi di costringere la natura a sopra produrre contro natura” (2002).

Nel contesto storico odierno questi testi ci interpellano. Con la Charta Oecumenica le Chiese europee si impegnano “a sviluppare ulteriormente uno stile di vita nel quale, in contrapposizione al dominio della logica economica ed alla costrizione al consumo, accordano valore ad una qualità di vita responsabile e sostenibile” (n. 9). Occorre cercare un equilibrio tra il lavoro dell’uomo e lo sviluppo tanto rincorso dalla società attuale. Anche perché voler andare al di là del limite fa parte dell’uomo. Le ricerche scientifiche ne sono il risultato. Il Patriarca ecumenico, invita l’uomo: “a gustare ogni giorno i doni di Dio con semplicità di cuore, comunicando ai beni della creazione con timore, ma anche rendendo gloria e rallegrandosi” (vol. Gloria a Dio per ogni cosa, Qiqajon, Comunità di Bose, p. 111).

Salutiamo con gioia la decisione di Sua Santità il Papa Francesco che la Chiesa Cattolica festeggi, il 1 di settembre, la giornata del creato, assieme alla Chiesa Ortodossa, come tempo di festa, di ringraziamento per i doni ricevuti da Dio e come occasione di meditare sul degrado ambientale e sul ricupero del giusto rapporto tra l’umanità e la terra. Insieme possiamo intensificare le nostre iniziative. Prima di tutto rivolgiamo a Dio preghiere per il creato, “per la salubrità de clima, per l’abbondanza dei frutti della terra e per tempi di pace” (Liturgia ortodossa).

Il dovere dei credenti è “di rispettare gli equilibri che Dio stesso ha posto nella natura, condividendo con gli altri nella gioia le sue meraviglie” (Patr. Bartolomeo, Gloria a Dio per ogni cosa, p. 112). Occorre ricevere i doni di Dio per donarli a nostra volta. Al matrimonio ortodosso si prega Dio per gli sposi: “riempi le loro case di grano, vino, olio e di ogni bene, affinché ne facciano parte ai bisognosi”. Occorre ricuperare la coscienza della bellezza/ bontà del creato e di coltivarla in modo da diventare luogo di incontro con Dio e con gli altri uomini, in modo speciale con i bisognosi.

Possiamo tener conto anche della proposta di “riprendere, in una prospettiva di trasfigurazione della natura, i tre veicoli tradizionali dell’ascesi: il digiuno, che limita i bisogni e ritrova il desiderio di Dio, la castità, che permette di riscoprire e rispettare la femminilità misteriosa della terra, la vigilanza, che rifiuta gli atti di idolatria che chiudono al nostro sguardo la verità delle cose” (Ignazio IV, Salvare la creazione, Ed. Ancora, Mi 2001, p. 30-31

Attraverso i tsunami ed altri cataclismi, la creazione stessa sollecita all’uomo, in modo imperativo, più rispetto e più cura. Gli impegni dei cristiani a favore della salvaguardia del creato sono motivati sì da ragioni umanitarie, ma prima di tutto dalla fede che l’uomo creato a immagine di Dio è chiamato a rispettare la natura da Dio creata. La natura va ricevuta perché serve, ma anche per essere donata e così si contribuisce alla crescita spirituale (Staniloae, TDO, I, p. 339-340).“Le tue cose dalle tue, a te offriamo in tutto e per tutto” si proclama durante la Divina Liturgia. Così comprendiamo che il cibo non è soltanto mezzo di sussistenza, ma anche strumento di salvezza quando si offre agli altri (Mt. 25, 34-35). Quando la natura ricevuta da Dio viene offerta a Dio essa viene consacrata. E, come un vero sacerdote della natura, l’uomo la prende nelle sue mani “e la integra in modo creatore, rapportandola a Dio, la libera dai suoi limiti e le dà la possibilità di esistere veramente”, rendendola “portatrice di vita” (I. Zizioulas, Creatia ca euharistie, Ed. Bizantina, Bucarest 1999, p. 89, 90). Questa è la nostra fede che ci chiede di manifestarla attraverso le opere concrete (Giacomo 2, 20).