Calinic di Cernica

Il Santo igumeno Calinic di Cernica.

Nacque a Bucarest il 7 ottobre del 1737, nei sobborghi Visarion, in via Lefterescu.

I genitori, Antonie e Floarea Antonescu, appartenevano alla classe media. Fu battezzato col nome di Constantin ed ebbe come madrina Luxandra Vacarescu, mamma del sacerdote Enachità Vacarescu. In seguito la mamma del santa igumeno si farà monaca presso il monastero di Pasarea, poi ridedicato alla santa Filofteia, dove morì l'otto novembre del 1833.

calinic

Constantin crebbe sin da piccolo in un ambiente cristiano, sotto l'occhio vigile della fedelissima mamma, che amava i bambini, onorava e amava il Signore e aiutava il prossimo.

Per lui i genitori scelsero le migliori scuole romene, dove fra l'altro imparò il greco.
Seguendo il forte richiamo della fede e del Signore, il giovane Constantin lascerà la sua casa e i suoi genitori e, all'età di venti anni, entrerà nel monastero di Cernica, che fin da piccolo aveva frequentato con sua mamma, che venerava l'abate Gheorghe e i suoi discepoli.

Al suo ingresso in monastero l'abate Timotei lo affidò al provato confessore Pimen. In breve tempo grazie alle sue virtù Constantin si guadagnò l'affetto e l'ammirazione dei frati. In giovane età, il 12 novembre 1808 fu ordinato frate col nome di Calinic con il rito del taglio dei capelli. Un mese più tardi sarà ordinato ierodiacono della chiesa di San Nicola, nel paese di Cernica, da metropolita bulgaro fratel Sofronie di Vrattei, ai tempi rifugiato a Bucarest.

Si racconta che, pieno di ardore, il giovane ierodiacono si dedicasse agli altri con tale impegno da non concedersi neppure il tempo necessario per il sonno, tanto che si appisolava per la fatica sulla sedia davanti alla sua scrivania.

Nel 1812 san Calinic fu mandato insieme al suo confessore Pimen in Moldavia, con l'incarico di raccogliere fondi per la ristrutturazione della chiesa di san Nicola, gravemente danneggiata dal terremoto del 1802. In quella occasione visitò i monasteri che si trovavano sotto il patronato del sacerdote Pio Paisie.

Poco più tardi il suo confessore Pimen partirà alla volta del monte Athos, mentre Calinic resterà sotto la guida del sacerdote Dorotei.

Essendo venuti a mancare moltissimi sacerdoti a causa della peste del 1813, san Calinic fu ordinato sacerdote contro il suo desiderio di restare semplice frate, diventando confessore e grande ecclesiarca del monastero di Cernica.

Come confessore era ricercato da tutti per il suoi saggi consigli e per le sue rassicuranti parole, tanto che persino il l'allora metropolita Nectarie si rivolgeva a lui con fiducia. Pur giovanissimo, si rivelò timoniere esperto del monastero e guida fidata delle tante persone che lo frequentavano, portando il peso delle loro anime.

L'abate Dorotei, divenuto anziano, decise di lasciare il suo incarico a Pimen e mandò quindi san Calinic al monte Athos insieme al monaco Dionisie, che conosceva il turco, con l'incarico di far ritornare Pimen nel monastero di Cernica.

Pimen però non fu accolto molto bene dai monaci, in quanto imponeva loro regole di vita monastica troppo rigide. Dovendo quindi eleggere un nuovo abate, tutti votarono per Calinic che alla giovanissima età di trent'anni nel 1818 diventò abate del grandissimo monastero bucarestese. A solo undici anni dal suo ingresso in monastero, Calinic assunse questo oneroso compito. In questo suo ruolo si dimostrò sia saggio consigliere e insostituibile organizzatore. Fu così che in meno di due anni rese possibile la completa ristrutturazione della chiesa di San Nicola, che venne dotata di tutto il necessario.

Come riconoscimento delle sue grandissime abilità il metropolita Dionisie Lupu lo nominò archimandrita.

Nella conduzione e nell'organizzazione del monastero il santo Calinic incontrò però dei problemi, e pertanto provò a introdurre nuove severe regole, per migliorare l'ordine e la disciplina religiosa. Curò la costruzione della biblioteca, dotandola dei più importanti libri di cultura religiosa, favorendo così la nascita di una nuova corrente teologica tra i monaci di Cernica.

In un Paese devastato dalle vicende storiche, peste e terremoti, Calinic si impegnò a far sorgere luoghi di preghiera per il popolo. Così fece costruire la chiesa di San Giorgio, il portatore di gloria, tra il 1831 e il '32. Nel 1838 la chiesa venne gravemente danneggiata da un terremoto, ma subito ristrutturata dal santo Calinic.

Nel 1846 iniziò a costruire la chiesa del monastero di Pasarea, che un anno più tardi venne consacrata e aperta al culto.

Sempre sotto la sua guida fu costruito il monastero Giurgiu nei pressi di Ploiesti. Ovunque andasse Calinic, sorgevano in brevissimo tempo chiese e monasteri, per i quli lui stesso realizzava disegni e planimetrie.

Durante i 31 anni in cui fu abate, Calinic trasformò il monastero di Cernica in un angolo di paradiso, in un piccolo giardino di Maria, che brillava di luce e di pace, di preghiera, di umiltà e di opere di carità.

I suoi discepoli riconoscevano nel santo tratti divini come il dono di leggere nell'animo delle persone tanto che era impossibile mentirgli.

Col tempo il monastero di Cernica diventò scuola modello per l'intero monachesimo rumeno. E fu proprio Calinic che lo portò ai più alti livelli della spiritualità che leghiamo al nome di Cernica: ascetismo, carità e vita sostenuta dall'umile lavoro dei monaci.

Le molte quotidiane attività pratiche non distolsero mai Calinic da una vita di profonda devozione, di preghiera e di sacrificio.

Anche da vescovo continuò ad indossare gli umili abiti del monaco, a rispettare le quaresime spingendosi spesso fino al limite delle umane possibilità, a ritirarsi in preghiera come sempre.

Egli ricevette anche il dono divino di compiere miracoli: nel 1821 salvò con la sola forza della preghiera i monaci e le persone rifugiate all'interno del monastero dall'assalto furioso degli Ottomani che avevano assediato il monastero, decisi ad ammazzare tutti coloro che si trovavano all'interno.

Sempre con la sola forza della preghiera Calinic liberò una donna posseduta da uno spirito immondo, a un funerale riuscì con le preghiere di svincolo a trasformare in cenere il corpo incorrotto di un defunto, e vengono narrati anche altri casi.

Tutto questo portò a un tentativo di avvelenamento da parte di nemici decisi a porre fine alla sua opera, ma con la forza della sua fede e la grazia del Signore restò illeso.

Da vescovo Calinic fu molto attento ai problemi della sua Eparchia (diocesi). Con le numerose visite pastorali si rese conto della necessità di rafforzare la presenza della Chiesa in mezzo alla gente. Riaprì quindi il seminario di Ramnic, fece ristrutturare la cattedrale di Ramnic distrutta da un incendio, costruì l'Eremo Frasinei e una chiesa intitolata alla Madonna, dove creò un luogo di ritiro e di preghiera per soli uomini secondo la regola del monte Athos.

Per diffondere i libri liturgici per le celebrazioni e teologici per la formazione del clero, fondò nel 1861 la tipografia “Kallinik Ramnik”. Qui si stamperanno le opere fondamentali come i Vangeli, i Minea, l'Octoihul. Libri di culto quindi, utili sia per i sacerdoti, che per le persone desiderose di purificare l'anima e fortificare il legame con il Signore, e altre importanti opere.

Grazie alla tipografia, il santo Calinic riuscì a riportare in vita il glorioso passato culturale e artistico dei suoi predecessori, i vescovi Antim Ivrianu, Damaschin, Climent, Chesarie Filaret.

Per l'importante opera alla quale Calinic dedicò tutte le sue forze per tutta la vita fu riconosciuto da grandi figure delle Chiese ortodosse del suo tempo e dalle autorità civili.

Dopo lunghi anni al servizio della Chiesa e della gente, sentendosi vicino alla morte, Calinic chiamò sette sacerdoti che gli impartirono l'estrema unzione, il giorno di Pasqua si comunicò e all'alba del giovedì undici aprile del 1868, dopo la lettura dell'Utrenia mattutina, si alzò, si vestì, benedisse i presenti e spirò tra le braccia del sacerdote Germano.

Per la purezza della sua vita, il sinodo decise di proclamarlo santo. Le sue reliquie furono poste nella chiesa di Cernica, e la sua commemorazione fu fissata il giorno della sua morte, l'undici aprile.

Il santo Calinic brilla come una stella sopra l'intera Chiesa ortodossa ed è un ricco tesoro della Chiesa rumena e un potente protettore del popolo rumeno.