Albert Schweitzer

primo slidenote bach

Cominciamo con tre minuti di musica

(clicca l'imagine).

 È una parte del documentario "Albert Schweitzer" del 1957, che è stato restaurato due volte:

    • Una versione tedesca a colori che segue l'originale tedesco con il testo e la voce di Albert Schweitzer e
    • una versione inglese in bianco e nero che in parte non segue l'originale tedesco. Questo brano per esempio si trova solo lì.

La versione inglese e l'originale tedesco (a colori, non restaurato) si trovano su Youtube.

Johann Sebastian Bach

“S.D.G.”

Se vogliamo far rivivere tutta intera la figura di Bach, dobbiamo parlare della sua profonda devozione che fu la qualità essenziale del suo carattere e che sostenne ed illuminò tutta la sua laboriosa esistenza. Anche se mancassero altre prove, il suo sentimento religioso risulterebbe evidente dalle sue partiture che hanno quasi tutte come intestazione le lettere S.D.G: „Soli Deo Gloria“. (Albert Schweitzer, Bach musicista poeta, Milano 1967, p. 152)

Albert Schweitzer era organista, dottore in filosofia, teologia e medicina.

Come mai io, che non sono esperto di nessuna di queste materie, avevo il desiderio di parlarvi di questo grande uomo? Perché l'ho ammirato sin dalla mia giovinezza. Questo è un libro per ragazzi, che è uscito nel 1954 e poco dopo l'ho letto: 

ItaliaanderDer weiße Oganga Albert Schweitzer Eine Erzählung aus Äquatorialafrika

“L'oganga bianco”
1954

L'oganga bianco, lo stregone bianco, così lo chiamavano gli africani di allora; una parola per il medico non esisteva. Albert Schweitzer, il medico della giungla, chi era quest' uomo? Guardiamo queste tabelle con le principali date della sua vita:

14 gennaio 1875

Nato a Kaysersberg/Alsazia; dopo mezzo anno la famiglia si trasferisce a Günsbach/Alsazia; il padre era parroco luterano

1893

Studi della teologia e della filosofia a Strasburgo; viaggio a Parigi, prime lezioni con Charles Marie Widor

Pentecoste 1896

Decisione di consacrare la sua vita al servizio diretto degli uomini dopo i 30 anni.

1898

Sei mesi a Parigi. Studi di organo e sull 'opera di Bach con Charles Marie Widor

1899

Dottore in Filosofia

1900

Dottore in Teologia. Vicario nella chiesa di San Nicolai a Strasburgo

1901

Das Messianitäts- und Leidensgeheimnis, Eine Skizze des Lebens Jesu (La vita di Gesù. Il segreto della messianità e della passione, 2000)

1902

Incaricato presso l'università di Strasburgo alla Facoltà di Teologia

13 ottobre 1905

Decisione di diventare medico della giungla; 1905 primo libro su J.S. Bach

1905-1911

Studi di medicina

1906

Geschichte der Leben-Jesu-Forschung (Storia della ricerca sulla vita di Gesù, 1986)

1908

Secondo libro su Bach (it. 1979)

18 giugno 1912

Matrimonio con Helene Bresslau (1879-1957)

1913

Dottore in Medicina

21 Marzo 1913

Albert e Helene lasciano Günsbach e arrivano a Lambarene il 16 aprile

1917

Come cittadino tedesco nella colonia francese dell'Africa viene deportato in Francia

14 gennaio 1919

Nascita della figlia Rhena

1920-1924

Conferenze e concerti d'organo in Svezia, raccolta fondi per Lambarene; laurea h.c. dell'università di Zurigo; conferenze all'università di Praga

21 febbraio 1924

Secondo viaggio a Lambarene; per ragioni di salute Helene non può accompagnarlo (seguono altri 12 viaggi a Lambarene)

1924

Das Christentum und die Weltreligionen (Il cristianesimo e le grandi religioni, 1933)

1927-1936

Concerti e conferenze in Svizzera, Svezia, Inghilterra e Danimarca; raccolta fondi per Lambarene; rifiuta l'invito della Germania nazista

1928

Premio Goethe della città di Francoforte

1949

Viaggio in America

1951

Premio internazionale per la pace degli editori tedeschi a Francoforte

1953

Nobel per la Pace

23 aprile 1957

Messaggi da Radio Oslo contro l'armamento nucleare

22 maggio

Helene lascia Lambaréné e muore il 1 ° giugno a Zurigo (sepolta a Lambarene)

9 dicembre 1959

14 ° e ultimo viaggio a Lambarene

4 settembre 1965

Muore a 90 anni e viene sepolto il giorno dopo vicino alla tomba della moglie

Alcune annotazioni:

L'Alsazia

è una regione di confine fra la Francia e la Germania che ha cambiato diverse volte l'appartenenza a uno dei due stati. Nel 1875 era tedesca. Schweitzer parlava perfettamente tedesco e francese, ma considerava il tedesco sua madrelingua. Nel film del 1957 si sente il suo forte accento alsaziano, simile a quello svizzero.

La moglie

Helene Bresslau veniva da una famiglia ebrea molto colta. I genitori fecero battezare lei e i due fratelli nella chiesa luterana, nonostante loro stessi fossero rimasti ebrei. Helene era insegnante e aveva studiato storia dell'arte a Strasburgo - una delle prime donne che erano riuscite ad iscriversi all'università. Quando Albert Schweitzer cominciò gli studi di medicina, lei subito frequentò un corso di formazione per infermiera. Come si vede dalle tabelle, Helene Schweitzer non sempre poteva accompagnare il marito a Lambaréné, per ragioni di salute. Ma anche da lontano sosteneva sempre questo lavoro. Anche la figlia, che a volte per tempi lunghi non vedeva il padre, ne parla molto bene. (cf. documentario della RAI che contiene interviste con persone che hanno conosciuto Schweitzer) Una breve biografia in tedesco si trova sulla wikipedia.

1917 La partenza da Lambaréné

Quando fummo condotti sul vaporetto fluviale, gli indigeni ci gridarono dalla riva affettuose parole di addio e il padre superiore della missione cattolica salì a bordo e, scostando con un gesto maestoso i soldati negri che volevano impedirgli di avvicinarsi a noi, ci strinse la mano. “non voglio”, disse, “che vi allontaniate da questo paese senza avervi prima ringraziati entrambi per tutto il bene che gli avete fatto”. (La mia vita e il mio pensiero, p. 147-148)

Sul tema dell'ecumenismo torneremo alla fine.

1933/45 Il terzo Reich

Quando ricevette un invito per una visita in Germania firmato dal ministro della propaganda Goebbels con "Saluto tedesco", Albert Schweitzer lo rifiutò cortesemente e firmò con "saluto centroafricano". ( cf. Der Spiegel 52/1960)

“Il signorino”kind

Un giorno tornando da scuola, riuscii a sconfiggere Georg Nitschelm … che era più grande e veniva considerato più forte di me. Mentre lo inchiodavo con le spalle a terra, lo sentii esclamare: “Se mangiassi anch'io due volte alla settimana minestra di carne, sarei forte come te!” Spaventato, me ne tornai a casa vacillando. Georg Nitschelm aveva detto con brutale chiarezza ciò che io avevo sentito  già in altre occasioni: i ragazzi del villaggio non mi consideravano uno dei loro. Le mie condizioni materiali erano migliori; essi vedevano in me il figlio del parroco, il signorino. … Da quel giorno cercai di essere come tutti gli altri. (Infanzia e gioventù p. 26-27)

Cosí rifiutò tenacemente - anche castighi come per esempio essere chiuso in cantina non servivano a niente - di mettere un cappotto caldo, che i ragazzi del paese non avevano, e riuscì anche a ottenere che la mamma gli comprasse un berretto semplice invece di uno "bello" che avrebbe scelto lei.

 Il negro neger

Sul monumento all'ammiraglio Bruat, al Campo di Marte di Colmar, ... è scolpito nella pietra un negro. ... È una figura erculea dalla espressione triste e pensosa. Questo negro mi incuriosiva molto ... Il suo aspetto mi narrava la miseria del continente nero. (Infanzia e Gioventù; immagine dal documentario del 1957)

 L'ebreo

Talvolta passava per Günsbach con il suo carro trainato da un asino, un ebreo di nome Mausche che viveva in un paese vicino e commerciava in bestiame e in terreni. Da noi allora non c'erano ebrei, e perciò il suo passaggio era sempre un evento importante per i ragazzi del luogo, che lo rincorrevano prendendolo in giro. Anch'io volli essere un giorno della partita, pur senza capirne bene le ragioni, tanto per dimostrare di sentirmi adulto, e lo inseguii con gli altri gridando come loro: “Mausche! Mausche!”. I più coraggiosi solevano piegare il loro grembiale o la loro giacca in forma di orecchia di maiale, correndogli appresso. Così lo inseguimmo fuori del villaggio, fino al ponte, mentre egli proseguiva il cammino, coperto di efelidi e con una barba grigia, con la stessa calma del asino. Alcune volte si voltò, sorridendoci imbarazzato e bonario. Questo sorriso mi vinse. Da Mausche appresi, per la prima volta, cosa significhi sopportare in silenzio le persecuzioni.
Egli è stato per me un grande esempio e da quel giorno  lo salutai rispettosamente. Al liceo mi abituai a dargli la mano e a fare un tratto di strada con lui, senza che egli potesse mai sapere quel che aveva rappresentato per me. La voce pubblica lo accusava di essere un usuraio e un divoratore di terreni. Non ho mai indagato sulla veridicità di queste accuse; per me egli è sempre rimasto l'uomo con il sorriso che perdona,  l'uomo che ancor oggi mi impone di avere pazienza, quando vorrei perdere i nervi e la testa. (Infanzia e Gioventù)

Medico e predicatore
“Muto come una carpa” …?

Quando ebbi la certezza di poter raccogliere i mezzi necessari per la fondazione di un piccolo ospedale, feci alla Società missionaria di Parigi l'offerta definitiva di servire a mie spese come medico, dal punto centrale di Lambarene, la sua zona lungo il fiume Ogoué. …
Il direttore della Società … si adoperò con tutta la sua autorità perché non si lasciasse perdere l'occasione di avere gratuitamente  il tanto sospirato medico missionario per il Gabon. Ma gli ortodossi opposero resistenza. …
,,, mi confidarono che le mie opinioni teologiche  suscitavano una certa perplessità sopratutto perché, una volta laggiù, potevo cadere nella tentazione di confondere i missionari con la mia cultura e di mettermi a fare il predicatore. Quando li  assicurai che volevo fare soltanto il medico e del resto mi prefiggevo “di essere muto come una carpa”, si sentirono tranquillizzati. (La mia vita e il mio pensiero, Milano 1977, p. 103-104)
          
Come avevo previsto, i problemi dogmatici, che stavano così a cuore alla Società delle missioni di Parigi, non avevano in verità alcun peso nelle prediche dei missionari. … Poiché io non feci il minimo tentativo di annoiarli con le mie opinioni teologiche, essi misero ben presto da parte ogni diffidenza rallegrandosi, come me, di essere d'accordo nella pia obbedienza a Gesù e nella volontà di una schietta azione cristiana. Già pochi mesi dopo il mio arrivo mi chiesero di tenere anche delle prediche esonerandomi così dalla promessa,  fatta a Parigi, “di essere muto come una carpa.” (ibid. p. 128-129)

L'ospedale di Lambaréné

lambarene1Guardiamo due brani del documentario "Albert Schweitzer" del 1957.

1. (Clicca l'immagine a sinistra)

A Lambaréné inizia la giornata.
I malati in grado di camminare vengono per la distribuzione delle medicine.

2. (Clicca l'immagine a destra)lambarene2

L'arrivo di una donna ammalata con il suo bambino e i parenti.
Tutti loro entrano nell'ambulatorio per la visita.
Le capanne in cui i malati vivono con i parenti come di consueto.

Ancora oggi nell'ospedale di Lambaréné i malati vengono accolti con i loro parenti che vi possono pernottare, cucinare e lavare la biancheria.

Gli africani

Lo scrittore nigeriano Chinua Achebe criticava che Schweitzer abbia considerato gli africani “fratelli, ma fratelli minori".
L'indipendenza del Gabon (1960) arrivava secondo Schweitzer troppo presto. Allora alcuni lo criticarano come razzista e colonialista.

Vediamo cosa dice Schweitzer su questo argomento:

Abbiamo noi bianchi il diritto di imporre la nostra legge ai popoli primitivi e semiprimitivi …? No, se vogliamo esclusivamente dominarli e ricavare vantaggi materiali dal loro paese. Sì, se intendiamo sul serio educarli e aiutarli a raggiungere una condizione di benessere. Se vi fosse per questi popoli qualche possibilità di vivere realmente per conto proprio, si potrebbe abbandonarli a se stessi. Ma ormai il commercio mondiale, che li ha inclusi nella sua orbita, è una realtà contro cui, loro come noi, non possiamo nulla. A causa del commercio mondiale essi hanno già perso la libertà Il loro assetto sociale ed economico ne è stato scosso. (La mia vita e il mio pensiero, Milano 1977, p. 169-170; citando Dove comincia la foresta vergine, Milano 1959)

Il tragico è che gli interessi della colonizzazione e quelli della civiltà non hanno sempre la stessa direzione, ma si trovano spesso in antagonismo. La cosa migliore per i popoli primitivi sarebbe che, nel massimo isolamento possibile dal commercio mondiale, sotto un'amministrazione sagace, passassero lentamente dallo stato di nomadi e seminomadi a quello di agricoltori e artigiani sedentari….
Nei periodi in cui il commercio del legname è fiorente, nella regione dell'Ogoué regna costantemente la carestia, perché gli indigeni trascurano le colture, impegnati come sono ad abbattere il maggior numero possibile di alberi. Negli acquitrini e nelle foreste dove compiono questo lavoro, essi vivono di cibi conservati e riso, d'importazione, che acquistano coi loro guadagni. (ibid. p. 171)

Rispetto per la vita
Ehrfurcht vor dem Leben

Qua siamo al nucleo dell'etica di Schweitzer. La traduzione "Rispetto per la vita" non è molto esatta, perché "Ehrfurcht" è più di "rispetto", ha qualcosa di sacro. Se diciamo "senso per la sacralità della vita", ci avviciniamo molto di più. Ecco alcune citazioni dai suoi scritti:

Dipende .. dalla concezione del mondo se la volontà di progresso esiste o manca. La concezione legata alla negazione della vita la esclude, quella legata all'affermazione della vita la esige. (La mia vita e il mio pensiero, Milano 1977, p. 136)

Da sola l'affermazione della vita non può produrre che una civiltà incompleta e imperfetta. Soltanto se essa si interiorizza e diviene etica, la volontà di progresso che ne deriva possiede la capacità di distinguere fra valido e meno valido mirando a creare una civiltà che, lungi dall'esser formata esclusivamente da conquiste del sapere e della tecnica, è sopratutto rivolta all'ascesa spirituale ed etica dell'uomo e dell'umanità. (ibid. p. 138)

… mi trovai a dover compiere un lungo viaggio sul fiume. … Risalivamo lentamente la corrente, cercando con fatica la via – era la stagione secca – fra i banchi di sabbia. Sedevo assorto sul ponte della chiatta, lambiccandomi il cervello alla ricerca del concetto elementare e universale dell'etica che non avevo trovato in nessuna filosofia. Ricoprivo di frasi slegate un foglio dopo l'altro, soltanto per distrarmi dal problema. La sera del terzo giorno, al tramonto, proprio mentre passavamo in mezzo a un branco di ippopotami, mi balzò d'improvviso in mente, senza che me l'aspettassi, l'espressione “rispetto per la vita”. Il portone di ferro aveva ceduto; era stato scorto il sentiero nella selva. Avevo rintracciato l'idea in cui erano contenute insieme l'affermazione della vita e l'etica. Ora sapevo che la visione del mondo legata all'affermazione etica della vita, come pure i suoi ideali di civiltà, era fondata nel pensiero. (ibid. p. 140-141)

Il grande errore di ogni etica è stato finora quello di credere di dover occuparsi soltanto del rapporto dell'uomo con l'uomo. In realtà invece è in gioco il suo atteggiamento verso il mondo e verso tutta la vita che entra nel suo raggio d'azione. Egli è morale soltanto quando considera sacra [!!] la vita in quanto tale, quella della pianta e dell'animale come quella dell'uomo, e dà il suo aiuto alla vita che ne ha bisogno. ...

L'etica del rispetto per la vita comprende dunque in sé tutto ciò che può essere definito come amore, dedizione, partecipazione nel dolore, nella gioia e nella fatica.

Il mondo ci offre però l'atroce spettacolo della volontà di vita in dissidio con se stessa. Un'esistenza si fa valere a spese dell'altra, una distrugge l'altra. Solo nell'uomo giunto a riflettere la volontà di vivere è divenuta consapevole della volontà di vivere altrui e si prefigge di essere solidale con essa. È un proposito però che non si può attuare in modo completo, perché anche l'uomo è soggetto alla misteriosa legge crudele che costringe a vivere a spese altrui e a rendersi continuamente colpevoli di distruzione e danneggiamento di vita. In quanto etico egli si sforza, appena può, di eludere questa necessità e, illuminato dalla consapevolezza e dalla misericordia, di por fine al dissidio della volontà di vita con se stessa nei limiti entro i quali la sua esistenza può influire. Anela a poter dar prova di umanità e a portar sollievo dai dolori. (ibid. p. 143-144)

 Gli ideali

Dobbiamo tutti essere preparati al fatto che la vita voglia toglierci la fede nel bene e nel vero, unitamente all'entusiasmo nei loro confronti. Ma darglielo in preda, no. Anche se gli ideali, quando si scostano dalla realtà, vengono comunemente soggiogati dai fatti, ciò non significa che essi abbiano da capitolare a priori, ma solamente che i nostri ideali non sono abbastanza saldi. …
La potenza dell'idea è incommensurabile. In una goccia d'acqua non si scorge potenza: ma se, penetrata in un crepaccio, diventa ghiaccio, fa saltare la roccia. …
La scienza di vita che noi adulti abbiamo da partecipare ai giovani non suona quindi: “Ci penserá la realtà a fare il vuoto nei vostri ideali”. Al contrario: “Penetrate sempre più nei vostri ideali, affinché la vita non riesca a sradicarli”.
Se gli uomini divenissero ciò che sono a quattordici anni, quanto diverso sarebbe il mondo.
Come individuo che si sforzava di rimanere giovane di pensiero e di sensibilità, ho lottato contro fatti ed esperienze, per la fede nel bene e nel vero. (Infanzia e Giovinezza p. 102-104)

Protestanti e cattolici

Abbiamo cominciato a Günsbach con Albert Schweitzer all'organo, e finiamo a Günsbach - come promesso prima - con l'argumento dell'ecumenismo. Schweitzer ci racconta una particolarità di alcune chiese dell'Alsazia:

Quando Luigi XIV annesse l'Alsazia, per umiliare i protestanti, decise che nei villaggi abitati da almeno sette famiglie cattoliche, il coro avrebbe dovuto essere riservato ai cattolici. Tutte le domeniche, a ore determinate, dovevano disporre della chiesa per i loro riti religiosi e per questo motivo molte chiese alsaziane ospitano entrambe le religioni. Nella seconda metà del secolo XIX, il numero di quelle chiese calò, perché molti comuni decisero di costruirne una particolare per i cattolici, ma a Günsbach, come in altre località, la coabitazione cattolico-protestante perdura.
Il coro cattolico nel quale si immergeva il mio sguardo mi sembrava di uno splendore ineguagliabile. Un altare dorato ricoperto di grandi mazzi di fiori artificiali; imponenti candelabri di metallo con ceri maestosi e sul muro, sopra l'altare, fra le due finestre, due massicce statue dorate che rappresentavano Giuseppe e Maria; tutto ciò era circonfuso dalla luce proveniente dalle finestre, dalle quali si potevano vedere alberi, tetti, nuvole e cielo, il mondo che continuava fino all'infinito il coro della chiesa e che era raccolto in un alone che lo trasfigurava. Il mio sguardo scorreva così dal finito all'infinito – pace e silenzio s'impadronivano del mio animo.
Questi ricordi giovanili mi vietano di comprendere gli sforzi che alcuni fanno a favore di un tipo specifico di chiesa protestante. Mi si stringe il cuore quando vedo le costruzioni in cui gli architetti moderni vogliono realizzare l'ideale della “chiesa di predicazione”. Una chiesa non è soltanto un luogo, dove si ascolta una predica. Essa è molto di più: è un luogo di devozione e deve, anche esteriormente, spingere gli animi a questo fine. Ciò è impossibile, se lo sguardo si scontra con  con nude pareti; l'occhio ha infatti bisogno di scivolare lontano, là dove l'osservazione esteriore si trasforma in interiore. Il coro non è perciò puramente cattolico, ma appartiene all'essenza stessa della chiesa e se il servizio divino protestante è già sobrio, non lo deve essere anche la chiesa, che completa la funzione formando, con parola, canto e preghiera, un tutto spirituale memorabile.  (Infanzia e Giovinezza, p. 75-76)

Cosa si intende con "chiesa di predicazione" lo vediamo in queste due immagini:stjohannesregensburg

A sinistra "St. Johannes" a Ratisbona in Baviera/Germania, una chiesa luterana moderna, e klosterkircheuetersena destra la "Klosterkirche" a Uetersen nello Holstein/Germania, una chiesa luterana barocca. Tutte e due hanno la caratteristica della "chiesa di predicazione", cioè che il pulpito si trova al centro, dietro o sopra l'altare.

Ancora le parole di Albert Schweitzer:

Da questa chiesa aperta ai due culti ho ricavato un altro insegnamento per la vita: la conciliazione. La chiesa cattolico-protestante, nata da un capriccio di Luigi XIV, non mi pare soltanto una curiosità storica; è anche un simbolo. Le differenze fra le chiese sono destinate a scomparire. Già da piccolo mi sembrava bello che nel nostro paese cattolici e protestanti celebrassero le loro feste nello stesso tempio e tutt'ora sono felice, quando posso mettervi piede. Vorrei che tutte le chiese dell'Alsazia comuni alle due confessioni lo rimanessero anche in futuro, profezia e esortazione alla concordia religiosa, cui dobbiamo tendere, se siamo veramente cristiani. (Infanzia e Giovinezza, p. 76)

chiesagunsbachA sinistra la chiesa di Günsbach ai tempi del giovane Albert Schweitzer.

E sentiamo ancora una volta la sua voce (clicca l'immagine).

Ecco la traduzione di quello che dice:

Alcune chiese alsaziane sono contemporaneamente protestanti e cattoliche.
Già da bambino era per me una cosa bellaecumene
che nel nostro paese cattolici e protestanti
celebrassero il loro culto nella stessa chiesa.